La scienza in cucina e l’arte di cucinare i mostri

Il titolo parafrasa l’immortale capolavoro del maestro Serghei M. Einstein, la Corazzata Kotiomkin Pellegrino Artusi, La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, perché oggi si parla di cucina e di mostri. Vi voglio infatti segnalare il concorso “Italian Way of Cooking” organizzato dal collega editore Acheron Books e da LetteraturaHorror.it, di cui trovate il bando qui.

Il concorso parla di cucina e di mostri e permette di inviare ricette di 1800 battute (spazi inclusi): le migliori verranno allegate in appendice al prossimo romanzo Fantasy Horror di Marco Cardone, dedicato proprio al tema del catturare, macellare e cucinare mostri! Avete tempo fino al 15 dicembre alle 12:00 per inviare le vostre ricette. Tutte le informazioni qui.

Un’iniziativa divertente che sostengo molto volentieri, contribuendo (fuori concorso!) con le tre ricette che potete trovare qui sotto. Spero che vi ispirino buone idee! Una piccola nota: queste tre sono tutte ricette vere che si possono realizzare anche sostituendo l’ingrediente fantastico con uno più normale… perché nelle cucine di Vaporteppa i mostri li prepariamo davvero (e sì, la seconda ricetta è il nostro segreto contro gli scioperi del piccolo personale fatato). 😉

Ampia varietà di kappa, non tutti idonei alla ricetta qui sotto.

Ampia varietà di kappa, non tutti idonei alla ricetta qui sotto.

Kappa alla borgognona

Per questa ricetta serve un kappa, del tipo più comune: con becco, guscio di tartaruga e la carne di consistenze ideale per la bollitura. Invece di impiegarlo per il brodo, sposeremo la cultura occidentale e l’oriente preparandolo come le lumache nel modo di Escoffier.

Getta il kappa intero in un pentolone con acqua e aceto e fallo bollire quanto basta a separarlo dal guscio. Bastano pochi minuti, ma se vedi che l’acqua è limacciosa puliscila con la schiumarola e continua finché non smette di spurgare. Se è del tipo che non può lasciare il guscio, dovrai aprirlo e tirarlo fuori tagliando. Attenzione a danneggiarlo il meno possibile.

Per la cottura fa bollire il kappa sgusciato e sbudellato in acqua con cinque cipolle, dieci rametti di prezzemolo, pepe e sale. Tre ore a bollore lentissimo e si scioglierà in bocca.

Prepariamo il burro aromatizzato. Per un kappa normale, grande come un bambino, dovrebbero bastare 5 kg di burro con 500 grammi di scalogno finemente tritato, 15 cucchiai di prezzemolo tritato, 15 spicchi d’aglio ridotto in poltiglia, 200 grammi di sale e 35 di pepe. Io consiglio di aggiungere ali di fatina essiccate, tritate sul momento, per dare un tocco afrodisiaco: ne bastano giusto una coppia per ogni kg di burro. C’è chi è contrario per motivi etici al mangiare creature graziose, ma non è il nostro caso, vero?
Amalgama il tutto e lascia a riposare in frigo.

Prendiamo il guscio. Puliscilo bene, raschiando l’interno e bollendolo se serve con un po’ di aceto. Quando è freddo cospargi l’interno di burro aromatizzato, circa un terzo del totale e riponi il kappa bollito in posizione fetale. Ancora burro sopra. Chiudi il guscio meglio che puoi. A ogni estremità il burro restante e cospargile di pangrattato. In forno a 180 gradi per 10 minuti ed è pronto!

Al mondo ci sono un sacco di alcolici strani: il sake col serpente o coi cuccioli di topo, la Mezcal con la larva, la vodka con lo scorpione ecc. Noi preferiamo una soluzione più dolce e graziosa.

Al mondo ci sono un sacco di alcolici strani: il sake col serpente o coi cuccioli di topo, la Mezcal con la larva, la vodka con lo scorpione ecc.
Noi preferiamo una soluzione più dolce e graziosa.

Rosolio di fatina

Vi serve una fatina viva, graziosa se intendete usarla anche come decorazione. Se conoscete certi locali per soli uomini che soddisfano gusti un po’ particolari, potete tentare di acchiapparne una alla chiusura. Attenzione: certe volte per motivi di sicurezza i proprietari dei locali le fanno accomodare in gabbiette e scortare a casa dai buttafuori.

Questo mi rammenta di un tale che avendo saputo in un locale bresciano di queste bellissime fatine ne voleva una e passò diversi giorni in giro per Desenzano armato di una rete per farfalle, vagando come un demente. Alla fine, sconfitto, si fece fare su misura una bottiglia di tre metri e ci infilò dentro un’escort rumena. Ma torniamo al rosolio.

Prendete 0,2 litri di alcool e aggiungete 10 boccioli di rosa secchi o 2 cucchiai di fiori di lavanda, ben pestati. Far macerare 8 giorni, rimescolando spesso nei primi 4. Filtrare il tutto e unirlo ad altri 0,6 litri di alcool.

Adagiare la fatina nel distillato e trattenerla sul fondo qualche minuto, fino a che smetterà di dar segni di vita. Nel caso abbiate avuto modo di… “conoscere” la fatina prima della preparazione, assicuratevi che sia ben pulita prima di immergerla. Lasciate macerare quindici giorni e poi togliere la fatina: noterete che sarà ancora perfetta.

Unite 800 grammi di zucchero fine con 0,8 litri d’acqua e mescolate per farlo sciogliere meglio che potete. Aggiungete il tutto al distillato, filtrate di nuovo e il rosolio è pronto.

Per l’uso decorativo della fatina in una bottiglia: assicurarsi che le ali non si danneggino nell’annegamento e, per una miglior resa visiva, impiegare fatine con capelli non oltre le spalle. Oppure, per mantenere l’acconciatura, inceratele i capelli prima dell’uso. Su una mensola, in ufficio, vi darà l’aria di un vero intenditore!

Gli gnomi sono molesti, sudici e immorali, ma una volta tritati sono buoni quanto manzo e maiale.

Gli gnomi sono molesti, sudici e immorali, ma una volta tritati sono buoni quanto manzo e maiale.

Pressata di gnomo

Se i vostri commensali non distinguono al gusto l’origine plebea di questa pietanza, nascondetegliela perché la deprezzerebbero, giacché tanti mangian più con la fantasia che col palato.

Così Pellegrino Artusi descrive lo gnomo.

Lo gnomo è disprezzato per la sua origine e natura infestante: siamo abituati a vederlo razzolare nello sporco, chiedere la carità ai semafori, frugare nei cassonetti e nutrirsi di ogni rifiuto. Li vediamo in buche nel terreno e rifugi in lamiera accanto alle rotaie, stufando scarpe vecchie e arrostendo, quando va di grasso, ratti allo spiedo, circondati da piccoli gnometti cenciosi.
Eppure il prolifico gnomo, se imparate a catturarlo con un giusto mix di carità ed esche avvelenate (perché lo gnomo è assieme stupido, maligno e sospettoso), può fornire carne saporita spendendo pochissimo.

Procuratevi uno gnomo adulto di almeno mezzo metro, non uno di quelle etnie troppo piccole buone solo per gli spiedini della mensa dei poveri. Lavatelo fino a togliere tutto il sudiciume. La procedura può richiedere molti cambi dell’acqua e spazzole ben ruvide.
Tagliate via pezzi teneri dal sedere, o simili, e macinateli. Lo gnomo spesso è magro e di sapore delicato, perché si nutre troppo di vegetali e cartone e troppo poco di carne e cereali, per cui bisognerà dare sapore e morbidezza aggiungendo altro.

Tritate fine la cipolla o lo scalogno, assieme a uno spicchio d’aglio. Fate 1 etto di cipolla per ogni 3 etti di gnomo. Soffriggete in olio fino a caramellare. Unite alla carne di gnomo tritata, assieme a 1 etto di patata bollita schiacchiata e 2 uova. Mescolate bene. Aggiungete pepe, sale e noce moscata. Fatene 5 polpette pressate e cuocetele in padella con un po’ di burro per 10-14 minuti, girandole ogni 2 minuti.
Non lo distinguerete dal manzo!

 


Appetitose?

Se avete l’acquolina in bocca è il momento di spremervi le meningi e inviare la vostra ricetta, che sia realistica o del tutto inventata, precisa nella procedura o un po’ alla buona, l’importante è divertirsi e partecipare! Avete tempo fino al 15 dicembre a mezzogiorno!

1 comment

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    • Michele on 07/12/2015 at 16:40
    • Reply

    La ringrazio per la squisita informazione, sarà divertente sperimentare qualche buona ricetta, il problema sarà trovare gli ingredienti.

  1. […] hanno una campagna promozionale dedicata e personalizzata, in perfetto Acheron-style. Ad esempio, Italian Way of Cooking è stato protagonista di un concorso (a cui ha partecipato anche un certo Marco Carrara, mi pare!) in partnership con il portale […]

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