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Feb 19

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Introduzione allo Steampunk, prima parte

Premessa metodologica

In questo primo articolo parleremo delle origini dello Steampunk: come è nato e cosa questo genere indichi. Opereremo attraverso la segnalazione di opere sicuramente Steampunk, un canone certo, che ci permetta di scoprire quanto siano vasti i confini di questo genere e quanto il termine “punk” si presti a più interpretazioni legittime.

Confini vasti, ma non illimitati. Lo Steampunk rimane un sottoinsieme della narrativa “fantastica” in generale e dei suoi sottogeneri, di conseguenza esiste in virtù dei suoi limiti più stretti rispetto all’insieme più vasto che lo include.
Se così non fosse, se si ragionasse senza prima estrarre le caratteristiche da un canone accettato e poi vedendo quanto le opere nuove le rispettano, chiunque potrebbe ragionare inclusivamente dichiarando che la Barbie “classica”, quella che vendono da decenni, sia Steampunk e pretendere di estendere così la definizione.

Non è Steampunk tutto ciò che viene dichiarato tale, per ignoranza o più spesso in malafede e per motivi di marketing. È Steampunk solo ciò che rispetta la definizione di Steampunk, come una pera non diventa una banana se ci si incolla il bollino Chiquita.
Allo stesso modo è Steampunk tutto quanto rispetti la definizione, anche se l’autore non usa quel nome o ne usa uno diverso, come una banana senza bollino è comunque una banana anche se il produttore la chiama ananas. Se nome e sostanza non coincidono, deve vincere la sostanza e venire ignorato il nome errato.

Analizzare tutto in base a una definizione fondata su un canone sicuro è il modo più semplice per risolvere eventuali dubbi su cosa sia steampunk, cosa sia solo contaminato da elementi steampunk e cosa invece non c’entri proprio nulla.

Vedremo che i confini entro cui operare sono ampissimi e in gran parte inesplorati, per cui le possibilità di produrre qualcosa di originale senza limitarsi ai soliti quattro cliché (dirigibili, corsetti, Londra, motori a vapore) sono alla portata di chiunque voglia studiare il genere prima di mettersi al lavoro.

Case Steam Tractor 1893

Saltate su, si parte verso il Futuro!

Le origini del nome

Steampunk è un termine che nasce nell’ambito della letteratura fantastica nel 1987, coniato dallo scrittore statunitense Kevin Wayne Jeter in una lettera alla rivista Locus per descrivere alcune opere scritte negli ultimi anni da lui (Morlock Night del 1979 e Infernal Devices del 1987) e dai suoi amici Tim Powers (The Anubis Gates, 1983) e James Blaylock (Homunculus, 1986), come se si fossero messi d’accordo.

Dear Locus,
Enclosed is a copy of my 1979 novel Morlock Night; I’d appreciate your being so good as to route it Faren Miller, as it’s a prime piece of evidence in the great debate as to who in “the Powers/Blaylock/Jeter fantasy triumvirate” was writing in the “gonzo-historical manner” first. Though of course, I did find her review in the March Locus to be quite flattering.
Personally, I think Victorian fantasies are going to be the next big thing, as long as we can come up with a fitting collective term for Powers, Blaylock and myself. Something based on the appropriate technology of the era; like “steampunks”, perhaps…

Il termine si basava su un gioco di parole costruito partendo dal Cyberpunk, genere molto di moda nella seconda metà degli anni 1980: se William Gibson e Bruce Sterling erano autori Cyberpunk perché ambientavano le loro cupe storie in un futuro prossimo, allora Jeter e i suoi colleghi erano Steampunk perché ambientavano le loro storie scanzonate in un vicino passato. Narrativa alla maniera gonzo-storica.

Il legame con il Cyberpunk non va oltre questo. Non vi è alcuna discendenza sostanziale dello Steampunk dal Cyberpunk visto che le prime opere classificabili come Steampunk (The Warlord of the Air, Michael Moorcock, 1971), talvolta indicate come proto-Steampunk, precedono di parecchio il boom del Cyberpunk avvenuto nel 1984 con la pubblicazione di Neuromancer.
L’unica opera che sembra mettere davvero assieme Cyberpunk e Steampunk è anche una delle migliori per la qualità dell’ambientazione Steampunk a livello di profondità, studio e citazioni storiche: The Difference Engine del 1990, di Gibson e Sterling.
Perché, come vedremo, senza studio appassionato, impegno e curiosità multidisciplinare non si può fare del buon Steampunk. Come nel motto di SteamCamp 2013, il primo BarCamp in Italia dedicato allo Steampunk: “L’Ottocento come base per fare Steampunk e lo Steampunk come modo per riscoprire l’Ottocento”.

Infernal Devices The Difference Engine

Descrivere lo Steampunk

Come descrivere in poche parole le opere Steampunk di ogni tipo, siano essere ambientazioni per giochi di ruolo, videogiochi, fumetti, film o narrativa? Cominciamo con il principio, definendo a quale genere “padre” appartenga lo Steampunk come sottoinsieme “figlio”, da cui eredita le peculiarità e ne aggiunge ulteriori proprie.

Le opere Steampunk sono Fantascienza o Science-Fantasy scritte dopo il XIX secolo e ambientate:

  • nel vero XIX secolo (Lungo XIX Secolo: 1789-1914);
  • in un XIX secolo alternativo, ucronico;
  • in un secolo diverso visto con gli occhi della fantascienza dell’Ottocento;
  • in un mondo diverso ispirato alla fantascienza d’epoca e alla rivoluzione industriale (ma con dei grossi rischi, come vedremo dopo).

Già da queste quattro opzioni, legate a due sottogeneri possibili di notevole ampiezza, si capisce che i paletti sono tutt’altro che rigidi! Il Fantasy medievaleggiante finto-tolkieniano è concettualmente molto più limitato di così.

L’ambientazione scelta va condita lo spirito punk in una delle sue possibili accezioni:

  • esiste il punk nel senso di ribellione e critica allo status quo (punk anni 1970);
  • c’è il punk nel senso scherzoso delle prime opere Steampunk di Jeter o di Paul Di Filippo, ovvero prendere in giro il passato e giocare con la storia senza pretese di serietà;
  • c’è il punk nel senso di rileggere il passato con gli occhi del presente, con uno sguardo più cinico e smaliziato anche quando si riscrivono opere molto simili a quelle della fantascienza d’epoca (posizione espressa da Jess Nevins nell’antologia Steampunk);
  • infine esiste il punk nel modo in cui lo esprime Albert Robida nel suo Voyages très extraordinaires de Saturnin Farandoul del 1879 (che però NON è Steampunk, attenzione, è narrativa fantastica d’epoca!), dove mise assieme molti personaggi delle storie di Jules Verne e li reinterpretò rendendoli codardi, meschini e sciocchi; quest’ultima opzione è una combinazione tra punk del primo Steampunk e interpretazione di Jess Nevins, ma è interessante notare che ha solidi radici storiche! È un punk che è in sé anche una citazione storica!

Le otto combinazioni iniziali moltiplicate per le quattro interpretazioni del punk producono trentadue combinazioni! E stiamo solo trattando le macro-suddivisioni: dietro le citazioni storiche o della Fantascienza d’epoca si nascondono migliaia e migliaia di possibilità!

Ricapitolando la definizione

Il buono Steampunk è sia buona Fantascienza (o Science-Fantasy) che un gioco di citazioni storiche e letterarie rivolto agli appassionati della fantascienza d’epoca e agli amanti dell’Ottocento. L’opera che rappresenta il miglior esempio di gioco di citazioni non è un romanzo, ma un fumetto: The League of Extraordinary Gentlemen (1999) di Alan Moore e Kevin O’Neil. Quasi in ogni vignetta vi è una citazione dalla letteratura d’epoca, sotto forma di piccoli dettagli. Per esempio Peter Coniglio di Beatrix Potter riletto come una creatura del Dottor Moreau.

The League of Extraordinary Gentlemen vol.1The League of Extraordinary Gentlemen vol.2

Un miscuglio e una reinterpretazione dei personaggi che ricorda moltissimo quello fatto da Albert Robida sugli eroi di Jules Verne. Lo spirito inoltre è quello punk nel senso di cinico e smaliziato che rilegge, in chiave moderna, il finale di The War of the Worlds di Herbert George Wells dando una nuova interpretazione al modo in cui gli alieni vengono sconfitti. Oppure, senza fare spoiler, pensiamo a cosa Mister Hyde alla fine fa all’Uomo Invisibile: decisamente impossibile per un’opera d’epoca rispettabile! Se non lo avete ancora letto, non credetemi sulla fiducia: correte a verificare di persona, se vi piace lo Steampunk “duro e puro” vi piacerà quel fumetto!

Se lo Steampunk rinuncia all’ambientazione storica?

Come avrete ormai capito, ecco il punto debole delle opere che scelgono un’ambientazione completamente inventata e senza appigli con il nostro mondo e la nostra storia (quarta opzione presentata all’inizio). Più si rinuncia alle citazioni storiche ambientando le vicende in un altro mondo (o fuori dal Lungo XIX Secolo) e più si rischia di perdere la forza dello Steampunk come satira e come reinterpretazione cinica del passato che riesce però anche a parlare del presente grazie al distacco storico delle vicende di un mondo, in fondo, molto simile al nostro.

Se The League of Extraordinary Gentlemen è un esempio splendido di Steampunk è perché non ha rinunciato a nessuno di questi aspetti e li ha resi invece il proprio punto di forza. La cultura storica e letteraria, lo studio serio, non sono un peso o un vincolo a cui adeguarsi: sono il trampolino con cui spiccare il salto della fantasia.
L’estetica Steampunk cliché, il facile aggiungere rotelle e occhialoni, non ha posto in quel fumetto: è Steampunk nella sua essenza, nella sua “agenda creativa”, non in qualche facile scappatoia sull’aspetto dei personaggi.

E lo Steampunk… Fantasy?

Perdido Street StationLa forza delle citazioni, delle reinterpretazioni e della satira è in gran parte negata all’opera New Weird Perdido Street Station. Non è un esempio perfetto di Steampunk né intende esserlo: è principalmente Fantasy, ma con estetica ottocentesca, ambientazione industriale e importanti elementi Steampunk.
L’autore lo indicava giustamente come New Weird, anche se sul web spesso viene definito Steampunk Fantasy: il pubblico capisce e sottolinea i suoi due elementi caratteristici, entrambi ugualmente importanti, che fanno da base al suo essere New Weird.

Attenzione però: non basta qualche vago elemento industriale o steampunk (i veicoli dei nani di Warhammer?) in un Fantasy per farne uno Steampunk Fantasy. Nulla vieta a un Fantasy medievaleggiante di avere elementi anacronistici come macchinari a vapore o elettrici, senza per questo divenire per forza Steampunk. Sarà magari un Fantasy o uno Science-Fantasy con una forte influenza estetica Steampunk, come piace tanto ai giapponesi (pensiamo al videogioco Final Fantasy VI o all’anime Samurai 7), e questo va benissimo. Non è obbligatorio essere per forza Steampunk nell’essenza, è un genere che si presta molto bene a contaminazioni. D’altronde, come sappiamo, il Fantasy non è tutto medievale e il collegamento tra Medioevo e Fantasy è più che altro una cattiva abitudine senza radici storiche, un’illusione cognitiva.

Prima del successo de Il Signore degli Anelli negli anni 1950-1960, si scrivevano spesso Fantasy di ambientazione contemporanea senza che sembrasse strano o poco fantastico o da indicare specificatamente come “Urban/Contemporary Fantasy”: pensiamo a Magic, Inc. di Robert Heinlein, un romanzo Fantasy del 1940 ambientato nel presente con tanta magia, gangster e razze fantasy tradizionali.

Fantasy e Medioevo è un binomio fossilizzatosi solo negli ultimi decenni, più per pigrizia intellettuale dei lettori che per altri motivi. Conserviamo la definizione di Steampunk Fantasy per quando le componenti steampunk sono importanti, diffuse e sostanzialmente necessarie a caratterizzarlo profondamente quanto quelle fantasy. Per esempio nell’opera autopubblicata (e incompleta, c’è solo la prima metà) Assault Fairies di Chiara Gamberetta.

The Iron Dragon's DaughterA tema Steampunk Fantasy l’opera più famosa e più interessante, a mio avviso, rimane il videogioco Arcanum: Of Steamworks and Magick Obscura del 2001, in cui la rivoluzione industriale e la retrofantascienza invadono un mondo fantasy di spiccata ispirazione tolkieniana, con effetti molto interessanti a livello di reinterpretazione modernizzatrice dei generi. Il progresso e l’evoluzione tecnologica entrano a forza nel contesto lento, immobile, atemporale del tipico mondo “magico” standard di ispirazione pseudo-tolkieniana (alla D&D), scontrandosi con lo status quo e devastando gli equilibri del mondo: i potenti elfi si ritrovano a essere poco più di indiani nelle riserve e gli orchi sono ridotti a operai sfruttati nelle fabbriche.

Un Fantasy “anti-tolkieniano” di impatto paragonabile per l’epoca a quello prodotto nel 1993 da The Iron Dragon’s Daughter di Michael Swanwick: un romanzo assieme “anti-tolkieniano” e puramente tolkieniano nel modo di riscoprire il Fantasy e applicarlo al proprio mondo statunitense. La prima parte, nell’orfanotrofio, è anche un buon esempio di Steampunk Fantasy. Qui un commento di Clute e Grant sul posto di The Iron Dragon’s Daughter nella storia del fantasy.

Continua con la seconda parte.

 


 Provenienza dell’articolo

Questo articolo è apparso per la prima volta un anno fa su Sugarpulp Magazine in occasione del lancio di SteamCamp, una evento interamente dedicato allo Steampunk. Prima di questo articolo diviso in quattro parti c’erano state altri due articoli introduttivi, il più antico (e più letterario/rigido) risalente al maggio 2011.
Successivamente l’articolo è stato ripubblicato, in versione leggermente modificata, sul blog dell’autore (Baionette Librarie) e mesi dopo, con altre piccole modifiche stilistiche, sulla rivista Terre di Confine (primo numero della nuova edizione).
La versione che trovate qui è l’ultima, con ulteriori piccole modifiche e precisazioni (ma nessuna che riguardi la teoria esposta “in soldoni”). Grazie per averlo letto.

 

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Dettagli sull'autore

Duca di Vaporteppa

Marco Carrara è nato in un secolo, vive in un altro e crede di vivere in un altro ancora. Dal 2006 si occupa in modo costante di narrativa fantastica e tecniche di scrittura. Dal 2008 si occupa di editoria digitale sul suo blog Baionette Librarie, di cui si è autonominato Duca. Nel gennaio 2012 ha avviato AgenziaDuca.it per trovare bravi autori e aiutarli a migliorare con corsi di scrittura mirati. Gli stessi corsi forniti gratuitamente agli autori di Vaporteppa.

Nel gennaio 2013 ha ideato il progetto editoriale divenuto Vaporteppa nell’ottobre successivo, con la decisione di Antonio Tombolini, A.D. di StreetLib, di adottare la collana. Ora è Duca sia di Baionette che di Vaporteppa, un po' come Macbeth che ottiene una seconda baronia all'inizio della sua vicenda.

Adora i conigli, gli scafandri da palombaro, i trattori e le fatine. Talvolta parla di sé in terza persona, come Silvio Berlusconi, i dittatori e i pazzi. Ops, l’ha appena fatto!

Permalink link a questo articolo: http://www.vaporteppa.it/approfondimenti/introduzione-allo-steampunk-prima-parte/

2 comments

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  1. michele

    interessante, sapreste consigliarmi qualche buona opera con questo tipo di ambientazione?

    c’è il punk nel senso di rileggere il passato con gli occhi del presente, con uno sguardo più cinico e smaliziato anche quando si riscrivono opere molto simili a quelle della fantascienza d’epoca (posizione espressa da Jess Nevins nell’antologia Steampunk);

  2. Duca di Vaporteppa

    Caligo. Lo trovi qui.
    Altre opere sono indicate negli articoli sullo Steampunk.

  1. Vaporteppa » evoluzione

    […] voglio perdermi nei meandri delle definizioni, se vi interessa saperne di più vi rimando a questo articolo del Duca, per quanto mi riguarda preferisco i confini sfumati e le contaminazioni quindi non mi […]

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