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Feb 11

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La Qualità è l’unica Realtà che abbiamo

Libri. In un formato che si conserva e diffonde male. Però alcuni sono belli ed arredano con gusto.

Sì, ancora un articolo che parla (indirettamente) di scrittura. Lo so, non eravate abituati all’idea di un editore che parlasse di scrittura. Abituatevi.

Oggi vi propongo due video di Enzo Mari.
Non sono realmente sulla scrittura, trattano il lavoro dei “progettisti di forme”, ma in un certo senso parlano anche di scrittura perché la questione delle regole, della qualità e della coscienza artistica riguarda tutte le attività creative. Che l’attività sia creativa non significa che dietro la parola “creatività” si debba nascondere la sregolatezza, la stupidità, la pigrizia e la truffa.

Allo stesso tempo Mari ci dice che l’importante è fare aspirando a far bene, lavorando per far bene, secondo metodi che aumentino l’efficienza e con obiettivi di qualità chiari in testa. Chi riesce a produrre opere geniali con tanti anni di lavoro e studio capaci di poter essere almeno vagamente paragonate ai grandi capolavori, buon per lui. Chi pur seguendo le regole riesce solo a far pochino, chi rimarrà sempre solo buono quanto basta e nulla di più (o perfino meno del minimo), è degno comunque di rispetto: “io dico che anche quello che arriva solo qui, fa una cosa giusta” (cit. Mari).

Solo chi è sregolato e non crede né punta alla qualità, chi ciancia a vanvera di  libertà e creatività, è indegno di rispetto, è un “artistoide” e le sue opere sono “il nulla, la merda” (cit. Mari). Non badate allo pseudo-grafico sballato (deve essere un grafico frutto di un lampo di oscena creatività), come se fosse un dito da ammirare al posto della Luna, il concetto si capisce perfettamente lo stesso:

Non conosco bene le idee e la storia di Enzo Mari, ma da quanto leggo su wikipedia direi che ci sono parecchie questioni su cui io e lui siamo d’accordo. Magari entrando nel dettaglio o su argomenti differenti, potremmo anche essere in totale disaccordo, non lo so, ma secondo me merita attenzione (grassetti miei):

Il designer, secondo Mari, non si sarebbe dovuto limitare alla creazione di oggetti belli e forme piacevoli: l’aspetto funzionale era imprescindibile, così come lo era l’efficienza delle scelte progettuali in campo di materiali e lavorazioni, non può esservi poesia senza metodo.

Mari recupera lo slogan del Movimento dell’Arte Programmata, di cui era stato esponente in gioventù, che cita: il nostro scopo è fare di te un partner. L’utente non è più consumatore passivo, ma diventa un fruitore di un oggetto e di un processo (quello del design) in cui ha una parte attiva.

Secondo un altro grande del design italiano, Alessandro Mendini, “Mari non è un designer, se non ci fossero i suoi oggetti mi importerebbe poco. Mari invece è la coscienza di tutti noi, è la coscienza dei designers, questo importa.”

Critico verso ciò che è diventato il design una volta conclusa l’epoca d’oro degli anni sessanta e settanta, Mari attribuisce al marketing la colpa di aver trasformato il designer da filosofo creativo in semplice interprete di tendenze. A fronte di queste considerazioni, nel 1999 Mari scrive il Manifesto di Barcellona, in cui sostiene che sia necessario ritornare alla “tensione utopizzante delle origini del design” e invoca un nuovo giuramento di Ippocrate per cui “l’etica è l’obiettivo di ogni progetto”.

Da un articolo del New York Times:

Molti progettisti che analizzano i problemi con il livello di attenzione che segue lui, finiscono a sviluppare soluzioni monotone, sistematizzate. I suoi lavori invece sono molto originali e privi di compromessi, con un tocco umano assieme eroico e poetico.

Qui sotto potete vedere un video più lungo, su cui sono meno d’accordo, ma ci sono alcune frasi molto interessanti:

La società continua a dire “state fermi”. La conoscenza del mondo è basata sulla storia. Nella storia è implicito il futuro, non i dettagli decorativi.

Nella storia è implicito il futuro.
Non dimentichiamolo mai.

 

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Dettagli sull'autore

Duca di Vaporteppa

Marco Carrara è nato in un secolo, vive in un altro e crede di vivere in un altro ancora. Dal 2006 si occupa in modo costante di narrativa fantastica e tecniche di scrittura. Dal 2008 si occupa di editoria digitale sul suo blog Baionette Librarie, di cui si è autonominato Duca. Nel gennaio 2012 ha avviato AgenziaDuca.it per trovare bravi autori e aiutarli a migliorare con corsi di scrittura mirati. Gli stessi corsi forniti gratuitamente agli autori di Vaporteppa.

Nel gennaio 2013 ha ideato il progetto editoriale divenuto Vaporteppa nell’ottobre successivo, con la decisione di Antonio Tombolini, A.D. di StreetLib, di adottare la collana. Ora è Duca sia di Baionette che di Vaporteppa, un po' come Macbeth che ottiene una seconda baronia all'inizio della sua vicenda.

Adora i conigli, gli scafandri da palombaro, i trattori e le fatine. Talvolta parla di sé in terza persona, come Silvio Berlusconi, i dittatori e i pazzi. Ops, l’ha appena fatto!

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1 comment

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  1. Mirkico

    Bell’articolo :).

  1. VAPORTEPPA - Intervista (Parte Seconda)

    […] dedicato due articoli su Vaporteppa all’arte “senza regole” e al presunto “talento”: http://www.vaporteppa.it/approfondimenti/la-qualita-e-lunica-realta-che-abbiamo/ […]

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