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feb 07

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Nascita o addestramento?

Spesso tra chi ciancia di scrittura in quei posti in cui invece di studiare e lavorare duro, fino a conseguire il risultato desiderato, ci si abbandona alla mollezza borghese del chiacchierare di quanto sia difficile scrivere. Tra questi tizi che vorrebbero “aver scritto” più che voler scrivere davvero, fa capolino regolarmente l’argomento del Talento. No, non intendo quell’atroce nome collettivo sotto cui infilare un po’ di tutto, dall’Altalanga al Trentodoc, intendo il Talento come dote naturale senza cui non è possibile scrivere bene.

Su Vaporteppa non si crede nel Talento. È solo una scusa per non impegnarsi, poter dire che in fondo non si ha la fortuna di avere Talento e quindi non si ha alcuna colpa se si scrive male. Scuse buone per i pigri e gli sciocchi. Allo stesso tempo quest’idea del Talento come dote, ovvero nascere con la predisposizione genetica a scrivere bene narrativa, permette di delegittimare chi è bravo perché ha studiato molto e scritto molto, con ragionamenti come “Beh, ha Talento, è stato fortunato! Se avessi avuto io quel Talento, sarei io al suo posto!”.

Leopardi, anni 1830, quasi stiantato

Leopardi, a cui la genetica non fu certo d’aiuto, si dedicò da giovanissimo a sette anni di “studio matto e disperatissimo” e pur di addestrarsi al meglio, con ritmi ossessivi, si causò gravi danni alla salute che lo portarono a una morte precoce, a 39 anni. Senza l’impegno “matto” sarebbe stato solo un gobbino molto intelligente, non il Leopardi che da due secoli il mondo ammira!

D’altronde ci sono solo due cose: il patrimonio genetico e l’addestramento dopo la nascita, ovvero le esperienze. Il Talento non riguarda l’addestramento, altrimenti basterebbe impegnarsi e studiare e nemmeno ci sarebbe da discutere, come in TUTTI gli altri ambiti. Dire a chi si è spaccato la schiena per anni che ha “Talento”, come se non avesse fatto una fatica da animale e avesse avuto tutto in regalo, è un insulto.
Il discorso sul Talento sommerge come fango ogni cosa, dallo stile ai contenuti, riducendo a nulla (“c’è nato talentuoso!”) lo sforzo di una vita che un vero autore compie non solo studiando al meglio come mettere su carta ciò che conosce e come renderlo avvincente, ma anche la fatica stessa per accumulare ogni sorta di conoscenze.

“Eh, che fantasia che ha, vorrei averla io! Anche se so scriver bene, idee così non mi vengono!” dicono alcuni. Provino a leggere 400 Urania come lui, guardare ogni sorta di film fantastico straniero coi sottotitoli, leggere fumetti di ogni nazione, giocare coi videogiochi per ampliare le proprie esperienze narrative al massimo, studiare Il Ramo d’Oro e The Case for Mars, aggiustare da soli il rubinetto rotto o la bicicletta, appassionarsi del mondo del tè, del vino o del salame e in generale affrontare con mente aperta qualsiasi possibile fonte di stimoli e idee incontrata, invece di snobbare la “merda animata giapponese”, vantarsi che quando le scimmie gialle ancora andavano nude a caccia di marmotte “noi si accoltellava un Giulio Cesare” e poi fiondarsi al cinema a guardare un Cinepanettone.

Ciance sul Talento? Una massa di stupidaggini. Qui a Vaporteppa pensiamo che la predisposizione naturale conti poco, perché la genetica nei suoi lunghissimi tempi non molto può aver ottenuto nei confronti di eventuali tratti genetici legati al romanzo moderno post-Flaubert, che ha solo 150 anni circa (e scrivere non è esattamente il tipo di lavoro che porta molto denaro, molto successo e molta prole a cui trasmettere i geni).

Razza, classe sociale, età, sesso? Conta solo lo studio! Non importa se si è figli di ricchi operai o di poveri intellettuali, nordici con gli occhi azzurri o selvaggi con l’osso al naso, maschi o femmine, eterosessuali o diversamente tali ecc. chiunque sottoposto ad adeguato e corretto addestramento può migliorare. Dateci l’ultimo mangiabanane colto dall’albero e con il giusto addestramento se ne caverà un gentiluomo come se fosse nato sotto il Tricolore!

L’Addestramento è ciò che conta! Studiare, impegnarsi e lavorare. Tante cose si possono imparare a fare più che bene, senza bisogno di particolari doti “per pochi eletti”: progettare motori, dipingere, programmare, sviluppare un fisico muscoloso, divenire un bravo giocatore di biliardo, imparare gli scacchi a sufficienza da poter sconfiggere quasi sempre un giocatore occasionale ecc.

Professor Charles Church, educazione del bambinoo selvaggio

Il professor Charles M. Church, dotto studioso che condivide le nostre idee. [Chi conosce l’autore dell’opera ce lo segnali]

Università e accademie, corsi di formazione e apprendistati nei più diversi mestieri, producono masse di persone adeguatamente esperte nei propri ambiti, quando l’insegnamento è ben fatto e c’è il desiderio di apprendere (talvolta entrambi mancano). Non si pretende che chiunque sviluppi i muscoli mostruosi di Ronnie Coleman o le geniali intuizioni fisiche di Schwarzschild, né che abbia la serietà e fantasia di Heinlein o di Silverberg, ma è alla portata di praticamente tutti, con impegno costante, sviluppare un fisico atletico, conseguire una laurea in qualche materia scientifica o… imparare a scrivere dignitosamente narrativa.

Fa comodo appellarsi al Talento, perché salva dalle critiche e dalla fatica. Perché studiare per migliorare, se solo il Talento conta? Due millenni e mezzo di Retorica come materia da studiare tutta la vita vengono gettati nel gabinetto. Si tira lo sciacquone in nome del diritto all’Ignoranza e li si saluta con quel “Me ne Frego!” degli scrittori pigri che è ancora più sinistro di quello dei fascisti.

La molle scusa del Talento permette al pusillanime di giustificare le proprie pochezze, perché in fondo studiare non basterebbe a migliorare; permette di additare con invidia (o ammirare) chi è bravo, come se il Talento di saper ben scrivere fosse un titolo “per diritto di nascita”.
Fa comodo anche a chi, magari bravino più per fortuna che per cosciente studio, o anche solo pubblicato da un Importante Editore dopo un lavoretto in ginocchio sotto la scrivania, può atteggiarsi a prescelto da Dio a cui venne infuso il sacro Talento, inarrivabile ai comuni mortali che mai potranno eguagliarlo.

Bello sentirsi eletti, membri di una “stirpe superiore”.
Ma è meglio il “nobile” che nulla ha guadagnato o chi tutto ha ottenuto con la fatica? Paradossalmente, di primo acchito, molti preferiscono il nobile. Non vedono alcun pregio nella dura fatica, perché tutti potrebbero faticare se volessero, mentre la nascita…
Si ama l’idea della superiorità per nascita, come se con gli scrittori si potesse fare un manuale di fisiognomica per riconoscerli: ecco i lineamenti del ladro, quelli dell’assassino e quelli dell’autore! Fanciulle dai delicati lineamenti di scrittrice, sposate uomini con l’aspetto di romanzieri: avrete certamente figlioli di sani e robusti intrecci narrativi!

Sogni lombrosiani di Eugenetica della Scrittura.
Far accoppiare bravi scrittori tra loro, per avere una prole di scrittori altrettanto bravi o migliori. Ma questi tratti genetici come si sviluppano, solo per combinazione nell’embrione? C’è solo la selezione di tratti evolutisi casualmente che premia i più adatti e li fa riprodurre? Oppure, come molti autori sostengono mostrando l’evoluzione della loro scrittura, studio e impegno rendono scrittori migliori? Chi è del settore avrà torto e chi ciancia a vanvera avrà ragione?

Jean Baptiste de Lamarck

Lamarck, il predecessore rintronato di Darwin, secondo la visione errata che ne hanno in molti. Qui un confronto delle rispettive idee.

La genetica è influenzata dalle attività svolte?
In un certo senso sì, ma non così tanto da essere interessante per noi. Si precipiterebbe nel territorio di Lamarck, a cui viene attribuita l’idea che i tratti sviluppati con l’addestramento dal genitore si trasferiscono al figlio. Un autore all’apice dell’abilità che si riproduce per trasferire l’abilità al figlio, prima che possa declinare. Idee così sceme che non c’è nemmeno da commentarle: è sotto gli occhi di tutti che i figli dei più forzuti pugili professionisti non nascano né forzuti né esperti pugili, al massimo lo diventeranno imitando il padre con una vita di duri allenamenti e sacrifici. Credo che non sia difficile accorgersi che i figli di un genitore mutilato di guerra non sono per metà mutilati [vedi nota su Lamarck].

La pura e semplice eredità epigenetica, ovvero la capacità di trasferire tratti acquisiti durante la vita, per esempio un adattamento alla scarsità di cibo o a percepire un dato odore come “minaccioso” o simili, che è la versione intelligente delle vecchie idee abbracciate da Lamarck, non basta a sostituire l’addestramento, altrimenti gli eserciti promuoverebbero l’accoppiamento tra soldati e soldatesse per produrre nuovi soldati già addestrati e fisicamente prestanti.

Voler imporre il Talento come elemento fondamentale per scrivere bene, slegato da qualsiasi conoscenza acquisita, puro tratto genetico, non ha senso perché sappiamo che l’addestramento permette di migliorare. Se tentiamo di aggiungere anche l’idea dell’addestramento, per salvare capra e cavoli, ancora peggio: arriviamo alle demenziali teorie attribuite a Lamarck!
Q.E.D.

Se pure fosse presente una “predisposizione” a far meglio di altri, anche solo sotto forma di una passione che permetta di impegnarsi il doppio delle persone normali, questa “predisposizione” sarebbe apprezzabile solo impegnandosi duramente nell’addestramento per metterla a frutto.

La scusa dell’avere Talento o non averlo come discriminante per scegliere se impegnarsi nella scrittura, non regge: l’unico modo per sapere se si ha Talento a scrivere narrativa è studiare molto duramente per anni, e studiare BENE, secondo un metodo assolutamente corretto (la massa non lo fa), e vedere come va. Se si fa meglio, a livello tecnico analizzabile, di altre persone partite con lo stesso livello di abilità e che hanno studiato altrettanto duramente, allora forse della predisposizione c’è.

Palle di Mozart

Divenire un autore decente non è difficile come divenire un nuovo “Mozart” della musica. Discorsi sul genio o altre doti non contano nulla. Se volete che un giorno dedichino cioccolatini alle vostre palle, vi servirà ben più di una buona abilità nello scrivere e nessuno qui la pretende.

Stiamo parlando di narrativa, non di qualcosa che richieda doti straordinarie e facoltà al limite dell’umano, come l’orecchio assoluto di Mozart. E comunque Mozart, per divenire “Mozart”, ha studiato musica in modo ossessivo da quando aveva tre anni, altro che Talento senza sforzo!

Poi a controllar meglio questi geni dotati di un puro Talento cristallino, inclusi quelli con reali doti straordinarie come Mozart, quasi tutti hanno – ma che BUFFISSIMO CASO! – passato la vita a lavorare e studiare come bestie. Non è che appaia un tizio, stile film americano, che al primo tentativo per “scienza infusa” batte quello che ha studiato correttamente per 25 anni.

Al di là di una certa predisposizione naturale e di una vispa intelligenza di partenza un po’ maggiore, si dovrebbe lodare del Maestro di Scacchi di 40 anni il fatto che ne abbia passati 35 studiando ogni giorno la complessa teoria degli scacchi e, che alle sole aperture abbia dedicato tempo sufficiente per altri a conseguire cinque lauree e sette master. Uno che ha 30 anni e gioca solo da due, forse al Maestro dovrebbe invidiare i 33 anni di addestramento in più e non un presunto Talento innato che “Ah, se solo l’avessi anche io, gli terrei testa!”.

Tolti casi rari, come persone con seri problemi di apprendimento, tutti miglioreranno se studieranno con serietà e impegno e tutti prima o poi diventeranno scrittori tecnicamente decenti. Anche se in realtà perfino chi soffre di disturbi dell’apprendimento come disgrafia, discalculia o dislessia, con appositi esercizi può migliorare notevolmente e una volta attenuato un problema che azzoppa la scrittura nulla vieta di scrivere più che bene. Pochi sono davvero così tonti da non poter imparare le tecniche narrative e applicarle benino, ma molti sono svogliati e lassisti quanto basta da impedirsi coscientemente di apprendere… inventandosi anche scuse, come il Talento, solo per costruire una giustificazione prima di tutto per sé stessi, e finire poi a credere alle proprie stesse scuse a furia di ripeterle.

Il problema sta tutto lì, nelle parole “serietà” e “impegno”: solo chi ha la giusta motivazione o passione può riuscirci, come solo chi è davvero motivato si allena coi pesi cinque giorni alla settimana per dieci anni e segue una dieta rigidissima.
Se poi, divenuti autori competenti, non avranno neanche un storia valida da raccontare, è un altro discorso… ma anche questo si risolve con l’addestramento a trovare idee originali.
Come detto all’inizio: se non è genetica, lo puoi addestrare.

 

Piccola nota di biologia: in realtà Lamarck non credeva in idee così idiote, come è ovvio, visto che la loro negazione è nell’esperienza quotidiana e lui era uno scienziato, ma sfortunatamente per lui gli sono state attribuite dai posteri travisando il suo reale pensiero e rendendo “lamarckismo” un insulto tra biologi. In realtà l’idea di Lamarck non era poi tanto diversa da quella di Darwin, solo che lui vedeva l’ereditarietà come qualcosa guidata da una spinta interiore di volontà. In realtà né Lamarck né Darwin sapevano davvero come funzionasse l’ereditarietà. Si veda a riguardo “La musica della vita” di Denis Noble, pagine 117-118. [↲]

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Dettagli sull'autore

Duca di Vaporteppa

Marco Carrara è nato in un secolo, vive in un altro e crede di vivere in un altro ancora. Dal 2006 si occupa in modo costante di narrativa fantastica e tecniche di scrittura. Dal 2008 si occupa di editoria digitale sul suo blog Baionette Librarie, di cui si è autonominato Duca. Nel gennaio 2012 ha avviato AgenziaDuca.it per trovare bravi autori e aiutarli a migliorare con corsi di scrittura mirati. Gli stessi corsi forniti gratuitamente agli autori di Vaporteppa.

Nel gennaio 2013 ha ideato il progetto editoriale divenuto Vaporteppa nell’ottobre successivo, con la decisione di Antonio Tombolini, A.D. di StreetLib, di adottare la collana. Ora è Duca sia di Baionette che di Vaporteppa, un po' come Macbeth che ottiene una seconda baronia all'inizio della sua vicenda.

Adora i conigli, gli scafandri da palombaro, i trattori e le fatine. Talvolta parla di sé in terza persona, come Silvio Berlusconi, i dittatori e i pazzi. Ops, l’ha appena fatto!

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5 comments

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  1. Alessandro Scalzo

    C’è un solo destino per quelli che non hanno voglia di studiare: deportati nelle colonie, arrampicati sugli alberi dalla mattina alla sera a raddrizzare le banane con il martellino di gomma.

  2. Cal

    Secondo me siete tutti matti col botto.
    Ma il genere di matti a cui dare credito.

  3. Francesco

    Pura, sacrosanta verità. Cos’è il talento, sempre che esista? La voglia e la costanza di applicarsi e faticare per migliorare. Altro che starnuti.

  4. Artemis

    Al di là della scrittura, che fastidio, che fastidio vedere tutti i tuoi sforzi gettati al vento da parole come “eh tanto tu sei brava”!
    Che fastidio essere usata come dizionario, che fastidio ricevere domande come “complesso di Lolita? Ahaha, che parola strana, dove l’hai letta?” con un lieve tono perculatorio.
    Avrò il dono di una buona memoria e una strana inclinazione a immagazzinare informazioni utili dappertutto, ma principalmente tutto quello che so lo so perché ho passato tutta l’infanzia a leggere. Qualunque cosa. Giornali, riviste, libri. Appena ho avuto accesso a internet ho solo sostituito il digitale al cartaceo.
    Nonostante ami imparare cose random, vi assicuro che lo studio mi pesa quanto agli altri. Rari i libri imposti che non ho odiato.
    Ora ovviamente si è passati a millantare un innato talento per le lingue che NON posseggo minimamente, per giustificare la mia futura laurea in giapponese e tedesco, senza alcuna considerazione dei mesi passati chiusa in casa a imparare il tedesco da sola perché i corsi erano del tutto inutili.
    Io vedo solo gente che non ha voglia di fare un cazzo – liberissima- che per autoindulgenza sottovaluta gli sforzi altrui.

  5. Duca di Vaporteppa

    Per qualche motivo assurdo nella mia famiglia sono sempre stati convinti che ho molta memoria, il che è falso: ne ho poca. Ma proprio perché ne ho poca segno ogni cosa rilevante, leggo e rileggo le informazioni utili, prendo appunti quando leggo mi ripeto continuamente le informazioni, e verifico le cose prima di parlarne. E questo è tutto lavoro, non memoria.

  1. VAPORTEPPA - Intervista (Parte Seconda)

    […] Abbiamo dedicato due articoli su Vaporteppa all’arte “senza regole” e al presunto “talento”: http://www.vaporteppa.it/approfondimenti/la-qualita-e-lunica-realta-che-abbiamo/ http://www.vaporteppa.it/approfondimenti/nascita-o-addestramento/ […]

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