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La Scuola di Ardimento

Allievi della Scuola di Ardimento, ultimo annoAlcune utili informazioni storiche sulla Scuola di Ardimento in cui vengono formati i nostri autori, con gentile fermezza secondo i più moderni metodi pedagogici: inginocchiatoi coi ceci, sberloni dietro la nuca, privazione del cibo e umiliazioni di fronte ai compagni.
Quest’officina d’audacia e di rigore forgia individui astiosi verso ogni ordine costituito che diventeranno terroristi anarchici l’autentica Vaporteppa, Gloria dell’Italia Tutta, come l’ussaro Branca che decora con incosciente virilità il nostro stemma. I nostri Corsi di Ardimento vi faranno comprendere appieno il motto di Vaporteppa e della Scuola: Quae Nocent Docent.

La Scuola di Ardimento “Umberto Spalmacapre”

La Scuola prende il nome dall’Amato Fondatore, Umberto Spalmacapre: un nome che alla perfezione seppe descrivere l’unicità dell’uomo. Umberto come il buon Re d’Italia sotto il cui Giusto Regno morì come uno stronzo con l’eroismo di pochi, e proprio come l’Amato Re era buono e ricolmo di cultura. Spalmacapre, cognome che meglio scelto non si potrebbe, ma per l’Onore della Scuola non è lecito qui evocare fatti privati di automobilismo e di lenzuola.

La storia della Scuola di Ardimento risale a quando ancora tale non era. L’Amato Fondatore ricevette l’incarico, alla vigilia dell’Unità d’Italia, di amministrare un Regio Brefotrofio secondo il proprio innovativo metodo educativo, approvato e firmato con l’entusiasmo dell’analfabetismo del monarca illuminato dal buon Vittorio Emanuele II.

Una Camerata degli Allievi del Primo Anno, pronti a ricevere quelle affettuose attenzioni degli allievi più anziani dette nonnismo

Una Camerata degli Allievi del Primo Anno, pronti a ricevere quelle affettuose attenzioni degli allievi più anziani dette nonnismo

Il Metodo Educativo Spalmacapre, tra i più avanzati d’Europa, prevedeva la correzione dei difetti del corpo e dello spirito con l’ausilio pedagogico di privazioni e bastonature. Quanti infelici, storpi, orfani, ciechi e scimuniti vennero sublimemente educati a divenire signorine a modo! Uomini inclusi.

A causa dell’inaspettato ridursi degli ospiti dell’Istituto, per sopperire ai carri in uscita verso il campo santo con altrettanti carri in entrata colmi di ospiti nuovi, in modo che a nessuno saltasse il grillo di lanciare calunniose accuse frutto di invidia e di meschinità, l’Amato Fondatore poco per volta mutò l’Istituto in Scuola di Ardimento fino a quando falsificò la firma del ministro ottenne l’entusiasta firma del ministro Amari per sancire la mutata funzione dell’Istituto.
Questa lenta evoluzione ben spiega come mai si accettino ancora allievi del gentil sesso. E come mai ai maschi venga imposta l’ora settimanale di portamento, con indosso la gonna a camminare con un libro in testa.

Al termine del corso di ardimento si viene sparati con un obice.

Diplomando Sparato

Diplomando Sparato:
Ricostruzione Fotografico-Pittorica

Questa pratica ricorda il nostro Amato Fondatore Umberto Spalmacapre, grande teorico dell’assalto aviotrasportato, che gridando alto il motto Ex Alto Fulgor volò a cavallo di un proiettile d’artiglieria, scavalcando il Muro della Fiacchezza fino all’obbiettivo, il Forte dell’Ardimento. I suoi resti vennero raschiati dalle pietre con il servizio di cucchiaini in argento della madre e deposti in tre grandi teglie.

Dalla volta successiva sostituimmo il Forte dell’Ardimento con una struttura in cartapesta, facile da perforare e riparare. Al posto del duro suolo su cui cadere, predisponemmo una piscina olimpionica di letame e olio di merluzzo. Anche aver sostituito il proiettile esplosivo con un leggero proiettile inerte aiutò ad aumentare le chance di diploma, dal decimo anno in poi. Era molto fastidioso non poterne mai consegnare.

Lanciando l’urlo Ex Alto Fulgor Stultus, l’allievo diplomando supera radente il Muro dell’Ozio e si battezza nella piscina di merda, venendo poi lavato dalle minzioni dei compagni che lo deridono, per iniziarsi nel modo meno traumatico possibile alla realtà editoriale.
Tranne quando il Porcaroli, con quei suoi ditoni da allevatore di maiali, sbaglia i calcoli di puntamento e si spiaccicano sul Muro. Anche questo comunque rinforza la veridicità del motto della Scuola: Quae Nocent Docent.

Ancora oggi commemoriamo il ricordo dell’Amato Fondatore il due giugno, lacerati nel dolore per l’anniversario della morte di Garibaldi, e sempre organizziamo quel giorno, pur non sapendo bene a quale dei due sia dedicata, una competizione di rutti con il vino spumante.

Una ciotola dei resti dell'Amato Fondatore

Vogliamo ricordare così l’Amato Fondatore (Foto scattata prima di versarlo nella teglia)

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