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Mar 02

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Slow Reading: leggere con calma, leggere meglio

Vaporteppa appoggia lo Slow Reading la Lettura Lenta come unica forma di lettura possibile per la narrativa immersiva e per gran parte degli articoli e dei saggi dotati di spiegazioni articolate, in cui saltare da un punto all’altro impedisce di acquisire le informazioni necessarie, fornite in sequenza, per capire davvero il poco che si sta leggendo.

Chiariamo subito due punti:

  • La Lettura Lenta è leggere con attenzione, gustando il libro a fondo senza distrazioni, e per questo impiegando tutto il tempo necessario per godersi l’opera.
  • La Lettura Lenta non è leggere piano perché si è rincoglioniti o leggere testi atroci in cui ogni riga è una tortura e si arranca a fatica: è leggere concedendo al testo tutta la propria attenzione.

Poi per alcuni questa Lettura Lenta (o Slow Reading) equivale a 300 parole ogni 2 minuti e per altri a 1500 parole al minuto: non importa la velocità finale, importa che l’attenzione dedicata sia massima e senza distrazioni.

La stesura e diffusione dello Slow Reading Manifesto è un’iniziativa personale di Antonio Tombolini. Lo scopo del Manifesto è di valorizzare una modalità di lettura – lo Slow Reading – che, con l’avvento del digitale, rischia l’estinzione. Con lo Slow Reading, rischiano di estinguersi i prodotti e le forme di espressione che lo consentono: i libri. I libri intesi come contenuti da fruire lentamente, in contrasto con la tendenza alla fruizione veloce velocissima, allo zapping, al rimbalzo frenetico da un contenuto all’altro che il digitale e la rete hanno reso d’un tratto così agevole. Vale la pena salvare lo Slow Reading dall’estinzione perché, se il Fast Reading nutre il nostro bisogno di informazione, esso da solo non basta per il nostro nutrimento spirituale, per la formazione di ciò che siamo in consapevolezza e libertà.

L’eleganza in un testo in narrativa (ma anche nella saggistica di qualità) è definita come la presenza di tutto ciò che deve esserci, nell’ordine in cui deve essere, senza nulla di inutile o sacrificabile.
Saltare pezzi significa giudicare, senza conoscere il testo, che qualcosa sia inutile. Ovvero giudicare a priori senza cognizione di causa. Ma se di un testo si possono buttare un 80% giudicandoli inutili, quel testo è immondizia… e quindi se lo si giudica a priori immondizia, perché si sta leggendo (senza capirlo) il 20% rimasto? E se non si capisce il 20% rimasto perché non si è letto l’80%, invece di aver risparmiato tempo lo si è solo perso! Invece di 10 minuti ben spesi, sono 2 minuti buttati nel cesso.

Non è forse il rimbalzo compulsivo, il tentativo frenetico di desumere da poche parole scelte a caso il contenuto di testi articolati, che portano all’incomprensione e all’inutilità del testo come modo per trasmettere informazioni? Quante volte, uscendo dalla narrativa e saggistica, avete mandato una mail articolata, con tutte le informazioni esposte con precisione, e la risposta è stata la richiesta di indicare qualcosa di già indicato?

Esempi frequenti nella vita quotidiana:

Mail per una cena:
[…] quindi si chiede se preferite vederci nel luogo X alle 21.00 di venerdì o alle 21.00 di sabato, ricordando che dati gli impegni di Y e Z non è possibile assolutamente organizzare la cena di domenica sera.

Risposta:
Ok domenica alle 20.00 ma nn ho capito dove?

Oppure

Annuncio di ricerca coinquilino da parte di una studentessa:
[…] 250 euro al mese comprensivi di tutte le spese e tutte le utente (telefono, internet, acqua, gas, elettricità e altre spese condominiali). Esclusivamente donne, max 30 anni.

Risposta:
Non ho capito se l’acqua è inclusa. Sono un muratore di 50 anni, spero non sia un problema.

Su queste basi di lettura fast, che diviene la scusa per affermare di leggere avendo però letto così poche parole (o nessuna) da non aver capito nulla, si fondano gran parte dei problemi di comunicazione di oggi sul web, dove la forma scritta è prevalente.
D’altronde è diffusa anche l’idea che spiegando le cose a voce, faccia a faccia, molte persone che su internet non capiscono invece capiscono e le incomprensioni si annullano. Sarà che se uno è obbligato ad ascoltare ogni singola parola, invece di fregarsene di leggere e mentire sull’averlo fatto, effettivamente può solo capire molto di più. Una regressione dalla cultura scritta a quella puramente orale? :-)

"E fu così, cari nipotini, che i nostri antenati dimenticarono come si faceva a leggere, precipitammo nella preistoria e ancora oggi razzoliamo nella merda. Brutti bastardi rincoglioniti."

“E fu così, cari nipotini, che i nostri antenati dimenticarono come si faceva a leggere, precipitammo nella preistoria e ancora oggi razzoliamo nella merda. Brutti bastardi rincoglioniti.”

Lo scanning, lo skimming, le pratiche in generale di lettura “fast” allo scopo di trovare singole informazioni in testi che trattano argomenti che già si conoscono in modo approfondito, vanno tutte benissimo, ma hanno un loro posto. E il loro posto non è quello della formazione di una cultura specifica su un nuovo argomento, non è la lettura di un articolo o di un saggio in cui sono esposte teorie o idee che non si conoscono ancora e non è la lettura della narrativa immersiva in cui ogni frase è necessaria e nessuna frase inutile è presente.

Per capire un testo e per goderlo appieno bisogna leggerlo, senza fretta. Goderselo dandogli tutto il tempo necessario, senza farsi interrompere ogni pochi minuti da notifiche di Facebook, Twitter, email, messaggi su Skype o altro. Il testo costruisce frase dopo frase uno stato d’animo nel lettore, un’atmosfera e una condizione nel lettore che non è possibile interrompere continuamente sperando funzioni ugualmente.

Davvero vedreste un film horror basato su una fortissima tensione psicologica facendolo interrompere ogni 5 minuti dalla riaccensione delle luci in sala e dall’apparizione per 2 minuti di un politico che tiene un comizio dal vivo? Ogni 5 minuti il film si blocca, luci accese e il politico riprende come se non si fosse mai interrotto. Se pure leggendo opere di vostro gusto, l’esperienza della lettura ormai non vi attira più probabilmente è perché usate criteri di lettura che non usereste per guardare un film, lasciandovi interrompere continuamente come se il testo letto avesse sempre una priorità inferiore rispetto a qualsiasi altra cosa.

Forse se vi lasciate interrompere di continuo, il testo non era ideale per voi: la lettura di un testo che “prende” deve portare a quello stato di immersione tale da farci dire all’una di notte “Ancora 10 minuti” e chiudere il libro alle due senza essersi accorti del tempo volato, da farci sobbalzare quando il treno si ferma alla nostra stazione e fiondarci per uscire (o saltare proprio la fermata). Un bel testo, ben scelto e letto bene deve far scomparire il mondo e farci smarrire dentro il libro. Ma se non date un possibilità al testo di dimostrarsi valido, leggendolo con calma, senza distrazioni continue, non saprete mai se la colpa era sua o vostra. :-)

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Quando ci si perde in un libro, il mondo attorno a sé scompare e si entra in quello della storia.

Scrivere i libri del futuro non equivale a scrivere robettine brevi, piene di frasi che si possono saltare o meno e non cambia niente (totale assenza di eleganza). I libri del futuro per lo Slow Reading non sono immondizia senza dignità per lettori che non attribuiscono alcuna dignità di svago o formazione alla lettura.

I tratti essenziali dello Slow Reading sono quindi i seguenti:

  1. Lo Slow Reading, pur non rinnegando il suo passato di carta, che anzi ama ancora, sa che il suo presente e il suo futuro possibile è solo digitale. Così come il libro sa che il suo presente e il suo futuro possibile si chiama ebook.
  2. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, non è più breve, più rapido, più facile.
  3. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, non è un enhanced book, fatto più di suoni e immagini da ascoltare e guardare, che non di testo da leggere.
  4. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, è il buon caro vecchio libro, solo che è digitale: fatto solo (o quasi) di testo, tendenzialmente piuttosto lungo, tale da non consentire in genere la lettura completa in un’unica sessione se non a costo di eroismi da guinness, da leggere per lo più tra sé e sé, temporaneamente isolati dal resto del mondo, e immersi nel mondo che il libro in quel momento crea per chi legge. In un atteggiamento che, per la durata della lettura, sequestra per sé tutte le risorse intellettuali e immaginative disponibili.
  5. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, è quello che, mettendo a frutto le potenzialità della rete, recupera anche una sua antica dimensione sociale, come catalizzatore di conversazioni e di scambi del pensiero, nella direzione del cosiddetto Social Reading.

Tratto da: http://www.slowreading.org/slow-reading-manifesto/

Il primo incontro dedicato allo Slow Reading è tra pochi giorni, venerdì 6 marzo alle 18:30 al Fram Café (via Rialto, 22) a Bologna. Ci saranno Antonio Tombolini, fondatore della casa editrice, e lo scrittore Michele Marziani, direttore della collana Officina Marziani.

Chi può faccia un salto!
Tenetevi aggiornati sui prossimi incontri a questa pagina!

 

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Dettagli sull'autore

Duca di Vaporteppa

Marco Carrara è nato in un secolo, vive in un altro e crede di vivere in un altro ancora. Dal 2006 si occupa in modo costante di narrativa fantastica e tecniche di scrittura. Dal 2008 si occupa di editoria digitale sul suo blog Baionette Librarie, di cui si è autonominato Duca. Nel gennaio 2012 ha avviato AgenziaDuca.it per trovare bravi autori e aiutarli a migliorare con corsi di scrittura mirati. Gli stessi corsi forniti gratuitamente agli autori di Vaporteppa.

Nel gennaio 2013 ha ideato il progetto editoriale divenuto Vaporteppa nell’ottobre successivo, con la decisione di Antonio Tombolini, A.D. di StreetLib, di adottare la collana. Ora è Duca sia di Baionette che di Vaporteppa, un po' come Macbeth che ottiene una seconda baronia all'inizio della sua vicenda.

Adora i conigli, gli scafandri da palombaro, i trattori e le fatine. Talvolta parla di sé in terza persona, come Silvio Berlusconi, i dittatori e i pazzi. Ops, l’ha appena fatto!

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