Marco Crescizz: cinque regole per trovare buone idee

Nuovo appuntamento per la rubrica dedicata agli autori di Vaporteppa. Oggi si parla ancora di idee e Marco Crescizz, autore dell’esilarante Alieni Coprofagi dallo Spazio Profondo, ci insegna qualche trucco per trovarne di buone.

Per chi ha perso gli articoli precedenti, hanno già risposto a questa domanda Alessandro Scalzo, Giulia Besa e Giuseppe Menconi. Non dimenticatevi di leggere i commenti di ogni articolo, in cui si affrontano molti altri argomenti rispondendo ai quesiti dei lettori!


Marco, come trovi le idee per una storia?

Crescizz_Nunzio_cropQuando ho iniziato a scrivere, molti anni fa, e leggevo interviste di questo tipo ero pronto a prendere appunti come se qualcuno mi dovesse rivelare gli ingredienti esatti per poter pubblicare.
L’intervista terminava e io non avevo mai nulla di pratico a cui aggrapparmi. Restavano cose come: “immagina di essere un archeologo e di scavare nella polvere sotto il sole, passano le ore e non trovi nulla, ma tu devi insistere, sudato e assetato, scavi e scavi, e dopo giorni trovi qualcosa, forse un reperto, forse semplice roccia, allora prendi uno spazzolino e lavori di fino, e finalmente liberi un reperto importante. Ecco, una sensazione bellissima. Un’idea!”

Ok, mi sono ripromesso di evitare di rispondere in questo modo. Anche se avrei utilizzato la metafora dell’accoppiamento. Partorire buone idee è come provare a fare un bambino: provi, insisti, sudi, viagra, spingi, cambi posizioni e godi, così nascono le idee. Efficace, no?
Solo se vuoi fare l’archeologo e se vuoi avere un figlio.
Se vuoi scrivere ti occorre altro.

Avere idee è semplicissimo. Avere idee buone è molto difficile.
Le idee le hanno tutti, per esempio, un mio amico, dopo aver letto Alieni Coprofagi mi dice: quando scrivi il seguito mettici dentro un alieno ebreo cabarettista e chiamalo Woody Alien.
Ma che caz…?!
Io ho riso e lui ha pensato che poteva davvero essere un’idea e invece era solo una buona battuta. Le buone idee devono essere sensate e devono rispettare la credibilità di quello che si vuole raccontare. Se le idee soddisfano questi criteri, allora e solo allora, si può definire buona l’idea e quindi vale la pena ragionarci meglio.

Ogni genere ha le sue regole, ma con infinite combinazioni narrative a disposizione. Prima però è fondamentale conoscere storia e regole di quel preciso genere o sottogenere, poi si possono provare le combinazioni.
Per quanto mi riguarda seguo cinque regole per trovare idee buone.

1. Analizzo la mia vita.

Le idee sono attorno a noi, sempre presenti e in un flusso costante che si chiama esistenza. Persino quando dormiamo, in sogno, possiamo generare idee. Bisogna tenere la mente in costante esercizio e pensare che ogni situazione, immagine, canzone, vissuto, relazione o gesto possa poi essere digerito e tradotto in idea.

Chi sono, che lavoro faccio, cosa mi piace mangiare, chi sono i miei amici, che rapporto ho con la mia famiglia, che argomenti conosco meglio, che viaggi ho fatto, che relazioni sentimentali ho avuto, che situazioni importanti ho vissuto nel passato, con quali cambiamenti sociali e tecnologici ho avuto a che fare, cosa succede nel mondo, tutte queste cose sono la vita e, a meno che tu non sia un vegetale, sono fonte di idee.

2. Esamino i tanti differenti modi di narrare.

La frase sopra, per la gioia di mia moglie, si traduce in:

  • Leggo tanti libri di vario genere. Tanta narrativa fantastica, ma anche biografie e saggi. Se trovo qualcosa che mi colpisce (un dettaglio, un dialogo, una scena) mi interrogo su cosa mi è piaciuto e perché. Ritengo fondamentale leggere autori italiani, conoscere la scena in cui vivo, in particolar modo l’underground. Lì si sperimenta di più, si può osare, c’è voglia di originalità e meno di marketing.
  • Vedo tanti film e mi spingo in ogni direzione geografica, esplorando le diverse culture e i differenti modi di raccontare le paure, il futuro, l’amore, la vita.
  • Leggo tanti fumetti di vario genere e di vario tipo: manga, comics, graphic novel, fumetti italiani.
  • Vedo tanti telefilm: thriller, fantascienza, horror, commedie, storici.

Più lo sguardo è ampio e più varie risultano le idee. Viceversa, se si resta sulla superficie, ci si trova a scrivere di vampiri che brillano e si diventa ricchi. Ma voi volete sapere come generare buone idee e non come far soldi, giusto?

3. Ho imparato a non accontentarmi dell’idea iniziale.

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Illustrazione di Manuel Preitano.

Spesso una buona idea solida non basta, bisogna unirla a un’altra idea altrettanto buona per poter generare un buon racconto.
Per esempio, l’idea di partenza per Alieni Coprofagi dallo Spazio Profondo dove ho messo in scena un obeso che ha un’allucinazione del suo attore preferito che lo aiuta a perdere peso l’ho trovata buona e avrei potuto scrivere solo di questa cosa, ma avrei partorito qualcosa di piccolo. Allora ho agganciato un’altra idea buona che è stata quella degli alieni che utilizzano la merda come una droga e anche di loro avrei potuto scrivere una storiella e basta, ma non sarebbe stata incisiva. L’unione di due idee buone ha generato una grande idea solida.

Altro esempio. Prendiamo Jurassic Park: l’idea di clonare i dinosauri e aprire un parco divertimenti a tema è un’idea buona. Far rivivere i dinosauri in un ambiente selvaggio e fargli cacciare uomini è un’altra idea buona. Talmente buona che la sfrutteranno per altri dieci anni.
Fate tutte le prove che volete, io ho capito che un’idea buona da sola non è sufficiente.

4. Rubo, non copio.

Le idee migliori di solito sono frutto di idee altrui rimpastate tra loro. Se i lettori non si accorgono cosa ho rubato vuol dire che sono stato bravo a mascherare e innovare l’idea. Se si accorgono, beh, si faranno sentire di sicuro. Significa che il gioco di prestigio non è avvenuto bene.

Impastare le idee non significa prendere l’intera scena di un film e portarla nel romanzo, quello è copiare. Impastare significa prendere quella scena, unirla a un altro paio di spunti, e generarne una terza parzialmente nuova.
È come avere a disposizione gli ingredienti per preparare una lasagna, se li date a mia nonna verrà qualcosa di eccezionale, se li date a mia mamma verrà qualcosa di buono, se li date a me finisce che si ordina una pizza. Ma gli ingredienti erano gli stessi, chiaro, no?

Discorso a parte per omaggi e citazioni che, a mio avviso, sono difficili e pericolose da utilizzare. Io in Alieni Coprofagi ho utilizzato tantissime citazioni, in modo esplicito e funzionale alla narrazione. I lettori non perdonano idee copiate che vengono spacciate per omaggi a quel regista o citazioni di quel personaggio in quel preciso film. Se proprio dovete farlo fate molta attenzione, o i lettori ordineranno le pizze.

5. Mi documento.

Quando ho capito a che genere accostare la mia idea, allora devo documentarmi su cosa hanno già scritto altri prima di me e come posso distanziarmi o reinterpretare tenendo a mente il punto 4. C’è sempre qualcuno da qualche parte nel mondo che ha già scritto quello che vuoi scrivere. Trovalo, deprimiti, leggilo, odialo, reinterpretalo.

Arrivati a questo punto, la domanda successiva potrebbe essere: come capire quali idee buone sono valide e quali no?
Personalmente ho notato che, se l’idea mi perseguita per tre giorni come un avvoltoio, allora è buona e va scritta nella cartella “idee”, realmente presente nel mio PC. Capita spesso che un paio di idee che trovo lì dentro si possano fondere e dare vita a qualcosa di più complesso, come scritto nel punto 3. Altrimenti l’idea cade nel “dimenticatoio”, altra cartella realmente presente nel mio PC.

Spero di esser stato utile in maniera concreta a chi ha avuto la pazienza di leggere fino a qui, ma tanto so che l’unica cosa di tutte queste righe che vi è rimasta è il mitico Woody Alien.


Grazie a Marco!

Avete qualcosa da chiedere a Marco Crescizz? Non è detto che riesca a rispondere in tempo breve, ma provate: in ogni caso possiamo usare le domande come spunti per futuri articoli se non sarà possibile rispondere subito.
E se non avete ancora ascoltato il suo intervento nel programma radiofonico Carta Vetrata, rimediate subito! 🙂

7 comments

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    • Beppe on 13/01/2016 at 19:33
    • Reply

    Ciao Marco, complimenti per il libro.

    Perdona la mia ignoranza, volevo sapere quali sono i libri di genere undergroud?

    Grazie per i preziosi consigli che hai dato, comunque l’idea di quell’alieno cabarettista ebreo non è male. 🙂

    La domanda, ovviamente, la giro anche al Duca.

    • Crescizz on 14/01/2016 at 22:46
    • Reply

    Ciao Beppe,
    grazie a te per la domanda.
    Per underground non intendo un genere e nemmeno un movimento in particolare, ma possiamo parlare di “scena underground”. All’interno ci possono essere scrittori più o meno affermati che pubblicano con piccoli o medi editori, o che magari hanno intrapreso la via del selfpublishing.
    Come in ogni settore ci sono lavori molto belli e altri decisamente mediocri. Ma penso sia proprio questo che rende bello l’underground: poter cercare cose rare e scoprire scritti che in libreria o nei cataloghi dei grossi editori non esistono. Per chi ha il gusto della ricerca con pochi euro si possono trovare prodotti validi, spesso di nicchia, che incontrano i gusti di chi ha la pazienza di scavare.
    Vaporteppa è un ottimo esempio di editore underground con un bel catalogo, ma sono ovviamente di parte.
    Ti porto esempi concreti di scrittori che incontrano i miei gusti e dei quali ti consiglio di leggere le anteprime disponibili su amazon.
    Alfredo Mogavero con BESTIE DA SOMA, Nero Press editore.
    Claudio Vergnani con LOVECRAFT’S INNSMOUTH, Dunwich editore.
    Marco Cardone con ITALIAN WAY OF COOKING, Acheron editore.
    Tengo a precisare che non li conosco personalmente, non sono miei amici, non ci ho mai nemmeno parlato. Sono semplicemente persone che bazzicano l’ambiente da tanto e sanno scrivere.

    • Nicholas on 19/01/2016 at 10:58
    • Reply

    Ciao!
    Ho letto il tuo libro e mi è piaciuto parecchio (ho solo trovato il finale un po’ troppo “affrettato”), leggendo la tua intervista ho trovato illuminante la cosa che “una buona idea non basta, ce ne vogliono almeno due”.
    Essendo che spesso leggo tons di terze copertine per capire se un libro mi piace il tuo suggerimento, oltre a essere utile per chi scrive, è anche utile per chi legge, lo sto usando per scremare tutte quelle trame basate su una sola buona idea e per ora funziona!

    Scriverai altri libri?

    • Crescizz on 22/01/2016 at 13:21
    • Reply

    Ciao Nicholas,
    sono felice che il romanzo breve ti sia piaciuto. Grazie.
    Riguardo il finale “affrettato”, intendi l’epilogo o lo scontro di Nunzio con gli alieni?

    La strategia della “doppia idea” da applicare anche alle letture aiuta molto anche me.

    Alla domanda se scriverò ancora posso dirti si, sicuro. Sono già al lavoro per portare un’altra opera breve su Vaporteppa e se sono fortunato, bè, ne approfitto per lasciarti il link di questa fresca notizia: http://www.fantascienza.com/20861/premio-odissea-2016-ecco-i-finalisti

    • Nicholas on 25/01/2016 at 14:52
    • Reply

    Bene, la notizia di un altro tuo libro mi fa piacere!

    SEGUE SPOILER!!!

    Riguardo al finale mi riferivo alla parte di epilogo vero e proprio, dopo lo scontro con gli alieni (che è molto divertente), più che altro come ha fatto Nunzio a fare tutto (riportare a casa l’astronave, mettere su il giro di droga con gli alieni a cui ha ammazzato dei compagni, menare il cinese, etc.) che viene scritto in poche pagine
    Non fraintendermi, è godibile lo stesso, solo che mi ha lasciato un po’ spiazzato, l’ho percepito un po’ come una chiusura affrettata.

    • Crescizz on 25/01/2016 at 20:42
    • Reply

    Ciao Nicholas,
    ti ho fatto quella domanda perché non sei l’unico che ha notato questa cosa.
    Ti ringrazio e ne approfitto per spiegare la scelta.
    La decisione di un cut importante è stata presa perché dopo una climax così forte (quello dello “scontro finale”), sarebbe risultato noioso un mostrato su come Nunzio costringa gli alieni a far atterrare il disco volante, si vendichi di Chen, rilevi una palestra, ecc… Con l’utilizzo del tell lo avrei potuto fare in dieci righe (e il risultato sarebbe stato pessimo) ma col mostrato sarebbe stato un processo lungo e inutile.
    Scemata la tensione del combattimento, l’unico modo per tener alta l’attenzione del lettore era creare un taglio e riproporre un epilogo dove le cose erano cambiate parecchio.
    Il lettore non si annoia e può mettere insieme gli elementi per capire cosa è successo.
    Ecco, per dire che dietro c’è stato un pensiero di tipo tecnico.

    • Nicholas on 27/01/2016 at 14:32
    • Reply

    Capito.
    Grazie per la risposta!

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